Grazie, signor Presidente. Anch'io, a nome del mio gruppo, chiedo un'informativa urgente del Ministro degli Affari esteri sulla gravissima situazione che sta vivendo la popolazione cubana. Guardi, penso sia un tema che dovrebbe riguardare tutta l'Aula.
Sappiamo benissimo che Cuba, da un punto di vista politico, è un Paese pieno di contraddizioni, è gravato da limitazioni delle libertà democratiche che non possiamo condividere. Il Comitato permanente della Camera dei deputati nel mondo - che presiedo - si è occupato di questa situazione con audizioni di associazioni che rappresentano la dissidenza democratica cubana, ma non è certo per questa ragione che l'isola è gravata, da oramai 64 anni, da un embargo contro il quale l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato ben 33 risoluzioni. Va bene? Contro l'embargo, ogni anno, dal 1992 ha fatto la stessa votazione, con la sola eccezione del 2020 che era l'anno del Covid. L'ultima risoluzione contro l'embargo a Cuba è stata votata il 29 ottobre 2025. Come ha votato l'Italia, Presidente, viene da chiederci. L'Italia ha sempre votato contro l'embargo, dunque parliamo di diversi Governi che hanno sempre votato contro l'embargo, un embargo che viola non solo i principi di umanità, ma anche la posizione delle Nazioni Unite e dunque il diritto internazionale.
Il 17 dicembre 2014 l'allora Presidente Barack Obama ne annunciò la fine, ma la fine dell'embargo non si concretizzò, perché? Per la contrarietà dei parlamentari repubblicani. Lo stesso Obama riallacciò le relazioni con Cuba - lei ricorderà -, ci fu una visita nel 2016, andò direttamente a L'Avana, ma oggi Washington resuscita la dottrina Monroe e l'America Latina cosa diventa? Torna a essere il cortile di casa degli Stati Uniti. Lo dimostra il blitz a Caracas con il rapimento illegale di Nicolás Maduro, a seguito del quale il Venezuela è sempre lo stesso, colleghi e colleghe. Guardate che non è cambiato nulla dal punto di vista dei diritti umani, dei diritti civili. È cambiato solo il nome del Presidente, ma tanto bastava. Vedete, lo dimostra anche il fatto che oggi la popolazione cubana vive giornate drammatiche: dopo l'intervento militare del 3 gennaio a Caracas, Cuba non ha più ricevuto petrolio dal Venezuela, che era il suo principale fornitore.
Il 29 gennaio scorso, il Presidente statunitense Trump ha firmato un ordine esecutivo che minaccia dazi - ascoltate bene -, minaccia dazi contro tutti i Paesi che intendono portare petrolio a Cuba, anche il Messico, che forniva petrolio a Cuba, ha sospeso l'invio del petrolio per paura dei dazi. Quindi, nel giro di pochi giorni Cuba è piombata in un incubo e chi ce lo ha detto? Ce lo ha detto stamattina l'ambasciatore cubano che abbiamo incontrato. Ci ha parlato di un'isola rimasta senza carburante, i voli internazionali drasticamente ridotti o dichiarati a rischio, con conseguenze drammatiche nel turismo, che è la principale fonte dell'economia cubana, mentre le città sono sempre più spesso al buio a causa dei blackout.
A Cuba manca l'energia per le attività essenziali di vita, per le scuole, per le aziende alimentari e farmaceutiche e senza mezzi pubblici è diventato impossibile per migliaia di persone andare a lavorare. Manca l'energia persino negli ospedali per alimentare le macchine che garantiscono la cura e la vita di migliaia di persone, ci sono i malati che sono abbandonati al loro destino, con un sistema sanitario costretto alla resa. Presidente, mi dica lei, di fronte a tutto questo può il mondo voltarsi dall'altra parte? Può guardare altrove? Me lo dica lei, perché Cuba è strangolata, Cuba è senz'aria, è senza la possibilità di sopravvivere, è ferita. È la legge del più forte questa, è la legge del più cinico, è la legge del più spietato dei potenti.
Io però devo ricordare - mi dia venti secondi - a quest'Aula qualcosa di importante: noi non possiamo dimenticare che durante il Covid fu proprio Cuba a mandare i primi medici a sostegno della nostra sanità in affanno e non possiamo dimenticare che oggi, colleghi e colleghe, negli ospedali calabresi di Cosenza, Vibo Valentia, Crotone, Reggio Calabria e Catanzaro, ci sono oggi ancora centinaia di medici. Tutto questo non conta niente, Presidente? Il Governo italiano non ha nulla da dire? Può voltare le spalle a chi ci ha teso una mano nel momento più buio per noi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Non lo può fare, Presidente. Non lo deve fare, o il Ministro Tajani pensa che la popolazione cubana e il diritto internazionale valgono fino a un certo punto, quindi anche la salvezza della popolazione vale fino a un certo punto. Meloni tace. Tace perché continua a genuflettersi di fronte ai desideri di Donald Trump e, in questo caso, persino a quelli del Segretario di Stato, Marco Rubio, perché Trump ha deciso che Marco Rubio deve essere il futuro Presidente cubano. Non è uno scherzo, Presidente, è la realtà.
Allora - concludo -, la dignità è dote rara, dote rara nelle stanze del Governo Meloni, ma noi non possiamo assistere in silenzio alla morte di un intero popolo, a una morte lenta di un intero popolo. Dobbiamo fare qualcosa. Grazie, signor Presidente.